Cinema

Press review

16/11/2005 Corriere dell'Irpinia

Il film dedicato a Camillo

Il film dedicato a Camillo Marino

Cercando di colmare un vuoto, purtroppo incolmabile, nella vita culturale della città di Avellino, Michele Vietri, uno degli artisti più ricchi di talento e creatività che il capoluogo ha espresso negli ultimi anni, ha finalmente ultimato la lavorazione del documentario dedicato a Camillo Marino. Tributo poetico di grande raffinatezza in forma di film, dal titolo significativo A chi tanto a chi niente (Storia possibile di un critico di provincia). Prodotto dalla Gamblers film di Bologna, per l’ideazione, le ricerche, la sceneggiatura e la regia curate dal giovane artista avellinese, presente anche nella colonna sonora, quale voce del gruppo Il Combo Farango: piccola orchestra di jazz “meticcio”, che ha composto le musiche ammalianti chiamate ad accompagnare scene ed immagini di grande suggestione.
La pellicola, che si ispira nelle modalità narrative al filone di successo del docu-film alla Michael Moore, per intenderci; e, nel montaggio, alle tecniche di impatto immediato apprese alla scuola di Blob, promette di emozionare e coinvolgere sul piano degli affetti e dei ricordi, restituendoci uno spaccato di Avellino che forse non si potrà mai rivivere. Inseguendo il pretesto di ricostruire le vicende travagliate dello straordinario evento costituito dal Festival internazionale del cinema neorealista “Laceno d’Oro”, creatura di valore inestimabile partorita dalla caparbietà di Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio, e spinta all’affermazione generale da Pier Paolo Pasolini; A chi tanto a chi niente s’innalza a dignità di documento biografico d’eccezionale portata, mettendo insieme i pezzi sparsi in giro per l’Italia e dimenticati troppo in fretta dalle nostre parti della storia di Camillo. «Il critico di provincia» capace di realizzare il sogno irripetibile di una città, allora poco più di un paese del profondo Sud, all’improvviso proiettata fra i grandi centri della cinematografia d’avanguardia.
Per realizzare la sua poetica ricostruzione, Vietri ha attinto allo sconfinato materiale Rai girato sul “Laceno d’Oro”: filmati d’epoca ed interviste con autori prestigiosi, ritrovati con attenta opera di ricercatore dal regista, già collaboratore del programma di RaiUno “Piazza della Repubblica”, negli anni Novanta. Servizi giornalistici ed altro materiale divulgativo sono stati raccolti con impegno meticoloso, assemblati a documenti scritti, fotografie d’effetto, immagini d’archivio, testi, giornali, riviste, lettere autografe, faticosamente recuperati ed in qualche modo ridonati a vita attiva da Vietri, da tempo trasferitosi a Bologna. In grado di presentare, una dietro l’altra, autorevoli testimonianze su Marino. Dal fratello Italo fino a Ettore Scola, Mario Monicelli, Tinto Brass, Cesare Zavattini, Giuliano Montaldo, Gillo Pontecorvo, Carlo Lizzani, Vincenzo Siniscalchi. E proprio quest’ultimo, avvocato di fama nonché deputato in Parlamento, si rivela una delle voci narranti più importanti intorno a cui s’irradia il documentario, che non manca di riportare alla luce lo scenario della città di Avellino di qualche decennio fa. Quella protesa verso la cultura, assetata di conoscenze e palpitante di fermenti artistici, che presto saranno vittima di un riflusso generalizzato.
Con un intellettuale di oggi, il filosofo Francesco Saverio Festa a tracciare l’amara conclusione, quando, interrogandosi sulla prematura morte del “Laceno d’Oro”, afferma con lucida rassegnazione che la nostra era e rimane solo «una città di provincia». E’ un film sull’impegno, quello realizzato da Michele Vietri, dedicato a chi tiene coscienza: ultima evocazione di un famoso carteggio tra Camillo e Zavattini.

Carlo Picone

Complete press review »