Michele Vietri regista e attore

A chi tanto a chi niente A chi tanto a chi niente (2006)

Storia possibile di un critico di provincia

Sinossi

A chi tanto a chi niente è un documentario-film sulla storia di Camillo Marino, critico di cinema e direttore di un festival di cinema il Laceno D’Oro, a cui Ettore Scola dedicò il personaggio di Nicola (Stefano Satta Flores) in C’eravamo tanto amati. Dagli anni della sua formazione di militante comunista, passando per il periodo universitario in cui frequentava Renato Caccioppoli, grande matematico ed artista, e ricordando le sue famose sortite alle conferenze stampa del festival di Venezia, di cui tanti registi e critici ammettono la mancanza per vivacità e colore. Fino agli anni ottanta del potere politico demitiano durante il quale il festival Laceno D’Oro lentamente, per difficoltà di mezzi, sparì del tutto.

L' idea del festival nacque da Pier Paolo Pasolini, invitato da Marino con una lettera a fare una visita nella provincia di Avellino. I due divennero amici. Siamo nel '59 e in quelle montagne dell’entroterra campano era insediata una comunità contadina che incarnava il sogno mai smesso di un'autenticità che agli inizi del boom economico e del consumismo rappresentava quasi una rarità per il regista di "Accattone". Pasolini realizzò che bisognava portare il cinema in quel sud lontano dai luoghi di consumo dell'attualità culturale. Allo stesso modo, l'intenzione di Camillo Marino era dunque il riscatto dei cafoni (per usare un’espressione spesso usata dagli stessi organizzatori della rassegna) attraverso lo strumento culturale del cinema in una provincia e una città in cui le masse erano sostanzialmente asservite al potere politico e tutto stagnava in un immobilismo o assenza totale di occasioni culturali.

In seguito,per tutti gli anni sessanta, il Laceno d'oro diventò, in epoca di guerra fredda, anche un ponte culturale con l'est europeo, risultando uno dei pochi appuntamenti in Italia con il cinema prodotto oltre la cortina di ferro. Lo stesso Marino era diventato conosciutissimo nei paesi dell’Est.

Nei primi anni settanta inizia una forte collaborazione con Cesare Zavattini. Insieme progettano la creazione dei 'Cinegiornali del Proletariato'. Zavattini in alcune lettere descrive i propositi essenziali dell'iniziativa. La rassegna avellinese avrebbe dovuto essere parte di questo progetto. Mai compiuto.

Incredibilmente - ma Camillo Marino possedeva un gran fiuto - invece, una funzione importante il Festival l'ebbe nella continua scoperta e promozione di nuovi cineasti, molti dei quali avrebbero proseguito con ottime affermazioni la carriera cinematografica.

Negli anni a seguire, poi, non furono rari gli episodi in cui il Laceno D’Oro fu l'occasione per dare voce a chi subiva la censura. I casi più noti sono il film di Brass "la Chiave" e la presenza di film e registi sudamericani, vittime della censura fascista nei propri paesi.

Contemporaneamente il festival ha dovuto sempre lottare con la cronica mancanza di fondi e il boicottaggio politico di alcuni amministratori del passato. Nonché con le ristrettezze culturali a cui un ambiente comunque provinciale lo inchiodava.
Nell'89 questo Festival, uno dei più vecchi d'Italia, giunto a ben XXVIII edizioni, terminò definitivamente.

Credits
Note del regista